MI1906

La "città bianca" nella storia e nelle collezioni

Le Industrie Femminili Italiane - Prima e dopo l'incendio

Lucia Petrali Castaldi, L'Opre Leggiadre, pp. 110, 111, 112, 113 scrive:

"Il merletto bolognese a punto antico venne reso noto al gran pubblico, mediante la mostra alla Esposizione di Milano (1906). Era una vetrina piuttosto piccola, poichè la tirannia dello spazio non consentì a detta scuola l'invio di molte esecuzioni, ma la qualità, la caratteristica e la distinzione dei saggi esposti schierarono subito Bologna fra le prime e più elette regioni, fautrici della rinascita pei lavori d'ago. Per questo parve a tutti una sventura quasi irreparabile il già accennato incendio del 3 agosto, a cagione del quale andarono certamente distrutte così belle faticate opere di donne: tante, non tutte, si ripeta per onore della donna stessa, poichè il disastro parve ridestare nuovi ardimenti e più tenace volere, nel riparare i danni e riprendere l'opera, appena iniziata. Ne siamo rese ancora grazie alla contessa Antonia Suardi, la quale fu la prima a scuotersi e a scuotere dall'abbattimento chi aveva lavorato con lei, affinchè nulla andasse perduto di quel che s'era perduto".

La Contessa Antonia Suardi Ponti era il Presidente del Comitato di patronato centrale di Roma, ma faceva anche parte (come delegata per Roma) del Comitato di Bergamo (Ars Orobiae), che per sua iniziativa, fu uno di primi Comitati regionali a costituirsi.

A beneficio degli interessati,  aggiungo nel seguito un breve schema  per meglio comprendere come si era organizzata la cooperativa de Le Industrie Femminili Italiane in Italia e in America. E' proprio grazie a questa fitta rete capillare che la cooperativa riuscì a preparare, e a presentare dopo l'incendio in breve tempo altre pregiate opere elencate nel libretto dell'OJETTI:

22 maggio 1903 - ROMA

Fondazione de LE INDUSTRIE FEMMINILI ITALIANE

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Contessa CORA SLOCOMB SAVORGNAN DI BRAZZA', presidente

Contessa LAVINIA TAVERNA, Vice-Presidente

Signora LILIAH NATHAN-ASCOLI

Marchesa ETTA DE VITI-DE MARCO

Signora MARIA ANTONIA COSTA

Donna BICE TITTONI

Signora GIUSEPPINA BAKALOWICZ-ALOISI

Professore Avvocato CESARE VIVANTE, Segretario

COMITATO DI PATRONATO

contessa MARIA PASOLINI, Presidente Onoraria

Contessa ANTONIA SUARDI, Presidente

Signora CAROLINA MARAINI, Vice-Presidente

Signora GIORGIA GUERRAZZI, Segretaria

Signora LUCIA STRINGHER

Marchesa CRISTINA THEODOLI-ALTIERI

Marchesa MARIA DI BAGNO

Contessa CAROLINA COLLEONI

Contessa DANIELI

Contessa FRANKENSTEIN

Miss MINNIE LUCK

Contessa LAURA MARTINI MARESCOTTI

Signora LETIZIA PESARO MAUROGONATO

Signora VIRGINIA NATHAN

Signora NICE PASI

Contessa GIULIA DI SANSEVERINO VIMERCATI

Principessa DI VENOSA

Marchesa PES DI VILLAMARINA

Signora ALDA ORLANDO PIOLA CASELLI

Marchesa MADDALENA PATRIZI

Signora OLIVI AGRESTI ROSSETTI

Principessa DI VIGGIANO

Signorina CAROLINA AMARI

Marchesa LUISA MALASPINA

GIUNTA TECNICA

Donna BIANCA CAPRANICA DEL GRILLO, Presidente

Signora NICE PASI

Signora GIORGIA GUERRAZZI

Signora CAROLINA MARAINI

Signora BCKALOVIECZ

Donna CLARICE FRASCARA

Signora FERRETTI

Signorina MIMI MARAINI

 
NEL 1906 I COMITATI REGIONALI ITALIANI ERANO 24:

Ancona, Assisi, Bergamo, Brescia, Catania. Cividale, Forlì, Firenze, Legnago, Livorno, Macerata, Mantova, Messina, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Rieti, Roma, Torino, Trapani, Urbino. A questi facevano capo numerose Associazioni, Laboratori e Scuole.

a cui si aggiunse a NEW YORK la Scuola d’Industrie Italiane istituita per le figlie degli immigrati italiani. Prsidente fu eletta  Miss Colgate, coadiuvata da Carolina Amari (Art Director della cooperativa Arti Decorative Italiane (rifondata da Geneviève Porpora nel 1998) per la tutela della lavorazione del Punto Umbro.

Carolina Amari era una delle 25 signore che facevano parte del Comitato di Patronato centrale di Roma. Eva Lovett, in suo articolo dei primi del Novecento, fornisce una descrizione dettagliata della Scuola americana.

Le INDUSTRIE FEMMINILI ITALIANE in Umbria furono particolarmente attive:

L'ARS UMBRA era il Comitato Regionale di Perugia (o Sottocomitato regionale) de LE I.F.I. fonndato dalla contessa Mery Gallenga Stuart e dalla marchesa Maria Alessandrina Torelli Faina. Maria Bartocci Rossi, coadiuvata dalla Faina, divenne presto presidente della sezione ssisana de Le I.F.I. Il sottocomitato regionale Umbro conferiva i prodotti al negozio della già detta cooperativa Arti Decorative Italiane (sita a Perugia, in c.so Vannucci, 8) fondata nel 1904  dalla marchesa Romeyne Robert Ranieri di Sorbello. La cooperativa era annessa alla Scuola di ricamo del Pischiello a Passignano sul Trasimeno.

Presso la sede della cooperativa Arti Decorative Italiane, dunque, si commercializzavano, oltre ai manufatti della Scuola di Ricamo del Pischiello, anche quelli dell'ARS UMBRA, sottocomitato regionale umbro de LE I.F.I.

Vediamo quali erano queste realtà umbre, che conferivano i propri manufatti alla società Arti Decorative Italiane, a Perugia, e che cosa producevano:  


Tessuto Fiamma o Tappeti Fiamma
(Perugia): tessitura del punto fiamma detto di Perugia, prototipo del famoso punto ungaro, importato in Boemia dalla regina Elisabetta d’Ungheria dopo un soggiorno a Perugia nella prima metà del XIII secolo; contrariamente a quello del laboratorio Ragnotti-Bellucci, il tessuto fiamma delle fondatrici, marchesa Maria Alessandrina Torelli Faina, Romeyne Robert Ranieri di Sorbello e la contessa Maria del Mayno, era in rilievo, veniva riprodotto in 52 tonalità differenti ed era ispirato da motivi gotici;


Ars Umbra
- Comitato regionale I.F.I. di Perugia (o Sottocomitato di Perugia) della Cooperativa nazionale “Le Industrie Femminili Italiane” – (Perugia): merletti e ricami, lavorati “di ago e di spola”, combinati con la tela; a questo Comitato (o Sottocomitato), diramazione del Comitato centrale e formato da 25 signore, si deve la rinascita dell’antica industria dei tessuti bianchi a fasce turchine, i cui disegni  erano tratti dagli antichi originali, riuscendo ad ottenere quella pecularietà “bambagiosa” tipica delle fasce turchine degli antichi esemplari;  


 

Comitato regionale I.F.I. di Rieti (o Sottocomitato di Rieti) della Cooperativa nazionale “Le Industrie Femminili Italiane” (Rieti): riproduzione di antichi lavori, tra cui tessuti in cotone, lino e seta; merletti (reticello e punto Irlanda), e ricami con particolare riferimento al Punto Ombra riscoperto e rilanciato dalla contessa Carolina Maraini Sommaruga.  

Comitato regionale I.F.I. di Assisi (o Sottocomitato di Assisi) della Cooperativa nazionale “Le Industrie Femminili Italiane” (Assisi, provincia di Perugia): ricami eseguiti a punto in croce con filato di cotone color ruggine, verde, turchino, su disegni ricavati da antiche tovaglie di altare e da tessuti delle Logge della Mercanzie di Perugia;

Punto d’Irlanda (Isola Maggiore, lago Trasimeno, provincia di Perugia): merletti eseguiti all’uncinetto con motivi prevalentemente floreali;
Trina d’Irlanda – Ars Wetana
(Orvieto, oggi provincia di Terni): particolare trina eseguita all’uncinetto, nota anche come Merletto d’Orvieto; l’effetto a rilievo, che distingue il merletto, è dato dall’inamidatura e dalla stiratura a caldo eseguita con particolari attrezzi; i disegni sono tratti da richiami ornamentali del Duomo di Orvieto;
Laboratorio Tela Umbra
(Città di Castello, provincia di Perugia): tela di canapa o lino tessuta con telai manuali, con un fondo particolarmente adatto per la realizzazione di ricami a mano; su queste tele da ricamo, infatti,  venivano eseguiti ricami fiorentini, emiliani, siciliani e l’esclusivo “Punto Umbro” della Scuola Ricami Ranieri di Sorbello; Laboratorio-scuola di ricamo (Gubbio, provincia di Perugia): Comitato per l’esercizio delle Industrie Femminili di Gubbio, che aveva lo scopo di favorire il miglioramento morale e materiale delle classi lavoratrici[1];

Ditta Ceccucci-Ginocchietti
(Monteluce, Perugia): tessuti rustici in lino e cotone, tipici delle donne contadine, che confezionavano anche presso le mura domestiche; inoltre tessuti damascati di stile quattrocentesco in sfumature azzurre su fondo oro, con disegni ripresi da quadri del XV e XVI secolo;
Ditta Giuditta Casini Brozzetti
(Monteripido – Perugia): Stoffe tessute con telai manuali, con filati di lino, cotone e seta. I moduli ornamentali erano ripresi da disegni medievali e rinascimentali;
Tessuto Hispellum
(Spello, provincia di Perugia): Tessuto antico che traeva il suo nome da origini trecentesche;
Laboratorio Ragnotti Bellucci – Ars Paesana Arte Paesana Umbra
(Perugia): tessuti ispirati o riprodotti da modelli antichi (o anche incunabili) della collezione Giuseppe Ada  Bellucci. Tra questi, anche moduli ornamentali di disegni a fiamma, che Ada trasse da un Libretto di Orsola Ducci, del 1821 e  tessuti nell’ordito, riproponendo modelli del Seicento;
Scuola di Ricami Romeyne Robert Ranieri di Sorbello
(Villa del Pischiello, Passignano Sul Trasimeno, provincia di Perugia): ricami eseguiti a punto umbro sulle tele da ricamo di canapa o lino tessuti a mano dal laboratorio Tela Umbra; i colori erano prevalentemente écrù, bianco, ruggine, verde, indaco, celeste, giallo o rosa antico ed i disegni erano tratti da dipinti del Rinascimento italiano, mentre i punti , da lavorazioni del  XVI, XVII e XVIII secolo, abilmente rielaborati dalla Marchesa Romeyne e dalla sua preziosissima collaboratrice Carolina Amari già patronessa delle Industrie Femminili Italiane; una particolarità della scuola erano le nappe ed i bottoni con cui si abbellivano le lavorazioni della scuola.
In realtà, in base ad un articolo dell’epoca, le scuole del territorio umbro che facevano capo ad Arti Decorative Italiane, erano molto più numerose.

 

[1] A Gubbio esisteva un altro laboratorio-scuola: quello rilevato dalla Marchesa Benvenuti che produceva prevalentemente per la Ditta “Frette” di Monza, in provincia di Milano, con sede dislocata anche a Roma ma dalla ricerca svolta, non è emerso alcun collegamento né con le Industrie Femminili Italiane, né con Arti Decorative Italiane. Cfr. articolo pubblicato su “L’Eugubino”, numero di Pasqua 2003, a cura di Geneviève Porpora

 


 

 

 

 

 

 

 


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