MI1906

La "città bianca" nella storia e nelle collezioni

Mi presento a tutti. Sono una canadese che studia ormai da una decina di
anni come hobby i ricami e merletti italiani. Ho trovato questo
meraviglioso sito cercando le tracce dei ricami e merletti
dell'esposizione. So che il padaglione delle Arti Decorative é stato
distrutto da un incendio e ho letto qui la traduzione di un articolo
francese. Vorrei scrivere qualcosa sul mio blog ma non vorrei rompere
nessun legge di copyright. Potrei chiedere a chi devo rivolgermi per
chiedere il permesso di tradurre l'articolo in inglese e magari usare
una o due foto?

Poi potrei chiedere se qualcuno sa qualcosa dei ricami e merletti dell'esposizione? Ho letto gli articoli sul sito
dell'Emporium e ho una ristampa di un libro sulle industrie femminili
che ha un elenco dei lavori esposti. Non so nulla di quello che é stato
messo nel padaglione nuovo dopo l'incendio. Non so nemmeno dove cercare
l'informazione. Sono troppo lontana per fare le ricerche di persona e
quindi devo fare la ricerca soprattutto su internet.

Sarei molto grata per qualsiasi consiglio o idea.

Vi ringrazio tanto in anticipo.

Jeanine in Canada

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Risposte a questa discussione

Intanto cara amica eccoti una cartolina che è nelle mia collezione:

Per quanto riguarda testi e immagini non ci sono problemi di copyright in quanto sono passati largamente i 75 anni di tutela...
Ciao
Claudio
Grazie mille Claudio!
Metterò un link a questo sito nel post sul mio blog quando lo scrivo. La metà dei miei lettori sono italiani.
Comunque sarei sempre interessata di sapere qualunque notizia dei merletti e ricami dell'esposizione.
Ciao e grazie!
Jeanine in Canada
Jeanine,
mentre facevo una ricerca per altri avvenimenti dell'esposizione mi sono imbattuto in un articolo che sicuramente ti può interessare te l'allego qui sotto, ecco un piccolo particolare della foto:

L'articolo è tratto da : L'illustrazione popolare - Corriere illustrato della domenica, numero 46 - 14 ottobre 1906.
Ciao
Claudio
Allegati:
Che meraviglia!
Grazie mille Claudio! Vado a leggere subito.
Quasi quasi mi fa male fisicamente il pensiero a tutta la bellezza persa nel incendio.
Apprezzo tantissimo l'articolo - grazie mille di nuovo!
Jeanine in Canada

Cara Jeanine,
allego uno stralcio di un libretto che Ojetti scrisse nel 1906.
Avevo letto la tua domanda, molto molto interessante e ti confesso che, pur sapendo che era nelle intenzioni una nuova esposizione dopo l'incendio, non ci avevo mai pensato.

Avevo risposto con un piccolo elenco,  ma mi accorgo che non avevo, ancora, letto bene e con cura.

Il 15 settembre si riaprì l'esposizione. Un record. Poco più di 40 giorni, dal 3 agosto al 15 settembre. Tutti si impegnarono per esporre qualcosa ancora. Soprattutto la contessa Suardi che, secondo alcune testimonianze, cercò. con ogni mezzo di porre rimedio.


Esistono lettere ad Elisa Ricci, proprio da parte della contessa Suardi,  che spiegano le intenzioni, sia per il catalogo, sia per altre pubblicazioni.

Avevo fatto un piccolo elenco ma, da quanto allego, come vedrai l'elenco è più lungo.
Faccio una piccola sintesi:
- Aemilia Ars: una nuova e perfetta copia del copricalice Piccolomini
- scuola di Canonica: due vaghissime reti a colori
- sezione di Pisa: ricami moreschi
- sezione di Bergamo diretta dalla contessa Suardi: una tovaglietta cinquecentesca ricamata in seta viola e oro
- laboratorio Sangiorgi di Rimini: arazzetto a mano raffigurante con squisita armonia di colori il sole raggiante dentro la zona zodiacale
- le scuole della contessa Brazzà: merletti a tombolo, una deliziosa cesta per corredo infantile
- scuola di Rieti: due cuscini copti
- scuola del Trasimeno fondata dalla marchesa Guglielmi: perfette riproduzioni d'Irlanda
- laboratorio San Paolo di Monteleone Calabro, fondato dalla signora di Brazzà: alcune stoffe molto originali
- contessa Majno di Perugia: punti a fiamma

Per quello che riguarda l'Aemilia Ars posso arrivare alle immagini e forse ad altro materiale,
Per il resto, chissà!, si dovrebbe cercare in qualche giornale del tempo.
Spero molto in Claudio che ha molto materiale.

Io continuo a cercare.

Buon lavoro e buona ricerca

Bianca Rosa

Allegati:

Cara Jeanine,

la tua curiosità è anche la mia.

Non mi pare proprio che del dopo incendio  qualcuno se ne sia occupato.

Sfogliando, sfogliando.... mi accorgo che posso rispondere anche se in modo molto parziale.

Ti manderò il materiale e gli estremi. Ho tutto da tempo ma non avevo mai guardato con cura.

E pubblicherò qui per tutti. Perché è una sezione di un libretto del 1906 che mi pare molto interessante.

Non ci sono le immagini ma, sapendo quello che si deve cercare....forse si trova.

E' solo un piccolo elenco ma può servire sapendo quello che si cerca.

-  coperta, su seta  di tela rossa, ricomposta dalla ditta Jesurum di Venezia con CENTO (!)  diversi frammenti di merletti ad ago imitati da quelli preziosi della cattedrale di Torcello

- due belli abiti di merletto di Cantù, uno dei quali fatto con applicazioni di "Cantù" su tulle,

- un abito d' "Irlanda" bianco, ravvivato da pochi nastri color di rosa nella bella vetrina delle sorelle Testa.

 

Che dici?

Soltanto la coperta di Jesurum meriterebbe.

Vedrai che, almeno quella, si potrà trovare.

Figurati se Jesurum non ha pubblicizzato nei suoi cataloghi ! Almeno spero.

 

Bianca Rosa

 

Del'incendio del 1906 (oltre a Claudio Romeo autore di questo socialnetwork), se ne sono occupati:

- Tullio Seppilli (Università di Pg), Abbozzo Guaitini G. (Beni Culturali, Pg), Detalmo Savorgnan di Brazzà e Roberto Pirzio-Biroli (Ud) (rispettivamente padre e figlio, quest'ultimo erede vivente  e pronipote di Cora Slocomb Savorgnan di Brazzà), Doretta Davanzo Poli (Ve) (Università Ca' Foscari), Lucia Petrali Castaldi (Mi) (direttore della rivista Mani di Fata dal 1925 al 1929), Elisa Ricci (scrittrice), Geneviève Porpora (Pg) (studiosa tradizioni popolari, antropologa, scrittrice, ricercatrice) la quale ha ristampato nel 2002 il catalogo (prima edizione, 1906, Milano) degli oggetti esposti nel padiglione delle Arti Decorative dove, oltre all'Ungheria, esponevano anche Le Industrie Femminili Italiane che, nel padiglione della cittadella fieristica, esposero una grande quantità di pregiati manufatti inviati dalle scuole-cooperative rurali fondate in tutt’Italia. Le cronache del tempo parlarono a lungo, del pauroso incendio che, la notte tra il 2 e il 3 agosto dello stesso anno, distrusse l’intero padiglione. Nelle pagine del catalogo (postumo alla mostra) si legge:

« La nostra esposizione, inaugurata il 3 maggio 1906 dalle LL.MM. il Re e la Regina d’Italia, è stata interamente distrutta dall’incendio nella notte del 3 agosto. Le pagine di questo libro, raccolte mentre le nostre sale si offrivano al pubblico come una geniale rivelazione d’arte e di lavoro italiano, assumono oggi pregio particolare di documento e rimangono a ricordare l’opera compiuta, il pensiero e l’amore di chi l’aveva promossa ed ordinata ».

Nella cronaca del giornale francese “L'Illustration” del mese di agosto 1906 si legge: « Tra la notte di giovedì 2 e venerdì 3 agosto, un incendio all’Esposizione Universale di Milano ha devastato il Padiglione riservato alle Arti Decorative con conseguenze disastrose. Anche se i soccorsi sono stati veloci, nonostante gli sforzi dei vigili del fuoco, le sezioni italiana e ungherese sono state completamente avvolte e distrutte dalle fiamme. All’alba di venerdì mattina, dove prima c’era il Padiglione, c’erano solo un mucchio di macerie fumanti e travi carbonizzate [...]. L'incendio, purtroppo, ha causato perdite irreversibili. L'Ungheria aveva inviato oggetti d'arte unici tra cui statue in metallo antico che sono stati trovate completamente fuse. La sezione delle Arti Decorative italiane è stata quella che ha subito maggiori danni. Si ritiene che l’incendio sia stato un atto criminale. L'inchiesta è stata aperta immediatamente, ma sarà difficile individuare i responsabili del disastro vista la facilità con cui chiunque avrebbe potuto dal fuoco alla Mostra ». (Libera traduzione di G. Porpora)

Il catalogo omonimo, dove sono elencati gli oggetti esposti della mostra de Le Industrie Femminili Italiane (oltre alle fotografie della mostra e dell'incendio a mani dei collezionisti), corredato da una cinquantina di immagini, è l'unica testimonianza giunta sino ai giorni nostri. A beneficio degli studiosi, ecco lo stralcio del catalogo omonimo con l'elenco degli oggetti esposti andati interamente distrutti nell'incendio che devastò il padiglione dove esposero Le Industrie Femminili Italiane. Invito tutti coloro che avessero fotografie di questi oggetti o quant'altro ritenuto di interesse comune a pubblicarlo su questo socialnet e su http://leifi1903.ning.com/:


 

 

 

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