MI1906

La "città bianca" nella storia e nelle collezioni

Perché l’Acquario fu l’unico padiglione a non essere demolito dopo l’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 ? Sede della Mostra internazionale di pesca e acquicoltura, il palazzo dell’Acquari…

Perché l’Acquario fu l’unico padiglione a non essere demolito dopo l’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 ?

Sede della Mostra internazionale di pesca e acquicoltura, il palazzo dell’Acquario fu progettato dall’architetto milanese Sebastiano Locati proprio in vista dell’Esposizione Internazionale del Sempione, rivelandosi uno dei padiglioni più visitati. Tra i numerosi Stati espositori che parteciparono all’importante manifestazione milanese con ogni genere di attrezzi per la pesca, prodotti dell’industria alimentare e preparati zoologici, spiccavano la Cina, presente con un intero padiglione, la Francia, l’Austria e la Germania, Paese leader nel settore della piscicoltura e della pesca. Aiutato sotto il profilo tecnico da Giuseppe Besana, presidente della Commissione per la mostra di pesca dell’Esposizione, Locati aveva tratto ispirazione dalle sue visite agli acquari e alle stazioni di Napoli, Berlino, Villafranca, Monaco e Zurigo. Il risultato fu un edificio molto particolare. Un Nettuno nudo e armato di tridente accoglieva i visitatori all’ingresso. La statua dominava dal centro della facciata le creature acquatiche che decoravano l’esterno dell’edificio, popolato da salamandre, piovre, razze, rospi e granchi. Queste decorazioni in cemento erano state realizzate dallo stabilimento di Giovanni Chini, mentre le ceramiche colorate raffiguranti ninfee, iris, libellule e pesci d’acqua dolce erano firmate Richard-Ginori. Ai piedi di Nettuno, un esotico ippopotamo dalle fauci spalancate riversava in una vasca l’acqua del soprastante acquario, visibile in facciata dietro un rosone in ferro battuto. I suggestivi particolari dell’esterno, persino i doccioni a forma di pesce e i capitelli a cascata d’acqua, dovevano preparare il visitatore a quanto avrebbe visto all’interno. Una volta entrati si accedeva a una galleria ellittica in penombra, simile a una grotta, con più di sessanta vasche con pesci e anfibi esotici, variopinti organismi marini e rari esemplari d’acqua dolce. Le pareti erano rivestite di pietra artificiale, come se la galleria fosse stata scavata tra le rocce, secondo uno stile tradizionale per gli acquari pubblici fin dalla seconda metà dell’Ottocento; a Otto Hermes, direttore dell’Acquario berlinese, fu affidata la direzione dell’impianto durante l’Esposizione. Non era la prima volta che un acquario rientrava in questo genere di manifestazioni. Già a Parigi, per le Esposizioni universali del 1867 e del 1900, gli organizzatori avevano puntato su architetture suggestive e sullo stupore suscitato dal misterioso e sconosciuto mondo sottomarino. Si trattava per lo più di strutture temporanee costruite per l’occasione. L’Acquario di Milano era invece l’unico padiglione del 1906 a essere permanente. Le ragioni che avevano spinto gli organizzatori a costruire questo edificio in cemento andavano ben al di là del gusto per il meraviglioso. L’edificio nasceva dal desiderio di dotare Milano di un centro scientifico-pratico per la ricerca sperimentale, la piscicoltura e un migliore utilizzo delle risorse ittiche del territorio lombardo. Durante l’Esposizione, il valore alimentare dei prodotti ittici era sottolineato dalla presenza di moderni impianti frigoriferi e da un’elegante ristorante dove gli amanti della cucina assistevano alla preparazione e alla cottura del pesce. Fra intrattenimento e conquiste dell’industria, lo scopo della mostra non era quindi solo ”procacciare alla maggior parte dei visitatori dell’Esposizione una cagione di godimento visivo e di coltura intellettuale, bensì anche uno stimolo alla utilizzazione delle energie produttive del suolo sommerso”. Per la classe dirigente milanese l’Esposizione era la vetrina ideale per presentare l’Acquario e i futuri progetti che lo riguardavano alla nutrita comunità degli studiosi italiani e stranieri accorsi a Milano, anche in occasione di due importanti convegni; nel settembre 1906, al Museo di storia naturale, si erano infatti tenuti, uno di seguito all’altro, il Congresso dei naturalisti italiani e il terzo Congresso nazionale di pesca. Alla città, l’Esposizione del 1906 lasciò in eredità solo l’edificio dell’Acquario, “un luogo di curiosità, di osservazione e di studio”, donato al Comune. Anche se in ritardo, grazie all’Esposizione del 1906 questo luogo Milano ora l’aveva. La Stazione idrobiologia che vi sarebbe stata ospitata doveva così raccogliere una duplice eredità: da una parte la vocazione agli studi biologici del Museo di storia naturale, dall’altra l’interesse per la piscicoltura e l’idrobiologia applicata della Società lombarda per la pesca e l’acquicoltura.

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